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MUSEO LABORATORIO DELLA PREISTORIA DI VAIE – Acque, territorio, biodiversità

Inconsueta per il paesaggio pedemontano e molto cara ai vaiesi, quest’area palustre è alimentata da piccoli corsi di acqua cristallina. Nonostante le piene e le necessarie opere di ripristino, l’ecosistema vive in buona situazione di equilibrio. La sua origine si perde a memoria d’uomo e la tradizione orale, pur non suffragata da fonti scritte, narra di attività umane che è comunque interessante ricordare.

Sembra che queste acque, oltre a quelle prossime al fiume, fossero utilizzate per la macerazione della canapa. Vegetale di antichissime origini (alcuni studiosi sostengono che una varietà originaria crescesse già nella preistoria), la canapa, dopo il raccolto e il riordino degli steli in grossi fasci, veniva posta a macerare. Seguivano pettinatura, filatura e tessitura, ma anche la produzione di cordami. Modeste attività familiari e anche, a fine ‘800, il progetto per una piccola manifattura. Ma in Valle i cotonifici erano ormai alle porte …

Il tumulo della “Ghiacciaia di Vaie” si trovava alla Pradera, sulla Via di Francia, ma nel paese vi sono testimonianze, non accertate, secondo cui anche queste acque venivano sfruttate allo scopo. I rigori del clima e l’assenza di sole in inverno facevano di Vaie un territorio privilegiato e il ghiaccio, tagliato in grossi blocchi, veniva trasportato su carri anche fino a Torino. Oggi, nello stagno e nei piccoli ruscelli che lo alimentano, vivono specie animali ormai rare. Per un visitatore attento e rispettoso non è infrequente imbattersi in salamandre, sanguisughe, tritoni e scorpioni d’acqua. Grazie alle acque pulitissime vi sopravvive una delle ultime colonie di gamberi di acqua dolce. Fra una moltitudine di insetti e piccoli animali, qui viene a riprodursi la rana temporaria e vive la rana verde.
Anche la vegetazione ospita specie in via di estinzione, tipiche solo delle acque prive di inquinamento. Nei ruscelli , fra la calta palustre e la piantaggine d’acqua, vive il crescione selvatico. Nello stagno, fra tife e giunchi d’acqua, fioriscono gli iris pseudacorus e la ninfea bianca. Sulle rive è possibile individuare biancospini e meli selvatici. E anche qui, naturalmente, cresce l’ortica, risorsa straordinaria dalla preistoria ad oggi. Ogni tipo di raccolta è vietato.

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